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Il Covid e il boom dei gamer

Il Covid e il boom dei gamer

Il Covid e il boom dei gamer

Il Covid e il boom dei gamer

Quando si parla di videogiochi e coronavirus, buona parte del discorso gira intorno alla capacità che hanno avuto giochi online, ambienti di gioco virtuali e più tradizionali giochi per console di trasformarsi in passatempi adatti alla quarantena e, considerate le restrizioni che continueranno a vigere nella maggior parte dei paesi, anche alla cosiddetta fase 2 di convivenza con il virus. Obbligati a restare a casa o invitati a limitare all’essenziale le uscite, soprattutto i giovani hanno riservato più tempo ai videogiochi all’interno delle loro nuove routine quotidiane.

Secondo Comscore, così, nei cinque «paesi europei» più coinvolti dall’emergenza coronavirus – Italia, Spagna, Francia, Germania e Regno Unito – visite e traffico su siti e app dedicati al gaming sono aumentati in media del 19% in una sola settimana (quella dal 6 al 12 aprile).

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Nelle settimane appena passate di quarantena c’è stato un vero e proprio boom di visite e traffico su siti e app per il gaming. Fonte: Comscore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche i siti di streaming dedicati ai videogames hanno fatto il boom di visite e visualizzazioni: nel primo trimestre del 2020 Twitch, per esempio, ha superato per la prima volta i tre miliardi complessivi di ore viste.  Non solo più gioco attivo insomma: durante le settimane di lockdown sono aumentate anche le visite a blog tematici e a siti di informazione dedicati alle principali novità del settore, con picchi che hanno raggiunto in Francia il +94% per esempio (in Italia, invece,  l’incremento avrebbe di poco superato il 30%). Altri dati, riportati dal Times, parlano di una crescita vertiginosa nella vendita di hardware e accessori per il gaming, che solo a marzo avrebbe superato in valore il miliardo e mezzo, dato che sembra in accordo tra l’altro con quelli che vogliono l’elettronica di consumo in ascesa anche tra gli acquisti online al tempo del COVID-19. E persino la spesa in advertising sui videogiochi sarebbe più che duplicata dall’inizio della pandemia.

 

DA COSA DIPENDE IL SUCCESSO DEL GAMING NEI PERIODI DI CRISI: UN’ANALISI

Una lunga analisi di Matthew Ball dedicata all’exploit dei videogiochi durante la pandemia, riportata da ilPost, mette in luce così come quello che queste settimane di lockdown hanno fatto è stato semplicemente accelerare un processo già in atto e che ha a che vedere con il successo crescente dei videogiochi.

Al contrario di quanto avveniva un tempo i videogiochi sono ormai, nella maggior parte dei casi, interoperabili e non richiedono necessariamente l’acquisto di device ad hoc, plus non indifferente in un momento di difficoltà economica come quello che potrà seguire l’emergenza coronavirus. In secondo luogo, gli universi narrativi dei videogiochi sono più versatili e più facilmente riadattabili al presente. Ancora, il mercato dei videogiochi non è un mercato iper-concentrato come la maggior parte di quelli di altri prodotti entertainment e, se anche con un po’ di difficoltà, anche i piccoli produttori indipendenti di videogiochi dovrebbero poter sopravvivere alla crisi economica post-coronavirus. Molto più semplicemente, la maggior parte dei videogiochi, indipendentemente dal device a cui è destinata, può essere acquistata online e sui principali marketplace, vantaggio non indifferente in un’era di spostamenti prudenti come sarà la fase 2 e il futuro prossimo di convivenza con il rischio di nuove epidemie.

 

LA QUESTIONE ESPORT: SARANNO IL FUTURO?

Una ragione simile, e l’attuale impossibilità di giocare i più importanti campionati nazionali e internazionali, suggellerà secondo l’esperto il successo degli eSport: non si può parlare di videogiochi e coronavirus, infatti, senza accennare almeno al fatto che eventi come la Coppa del Mondo di Fortnite sono stati visti e rivisti innumerevoli volte durante la quarantena o che, nell’incertezza che si potessero svolgere dal vivo competizioni iconiche come il Gran Premio o il Giro di Francia, anche Formula Uno e ciclismo hanno guardato con interesse alla possibilità – al momento, comunque, piuttosto remota – di far sfidare i propri piloti in gare virtuali, al volante di simulatori; senza contare tra l’altro come, mancando di altre possibilità, siano volate in queste settimane le scommesse proprio sugli sport virtuali.

Certo, come per tutta l’industria dell’intrattenimento, rimane il dubbio che i videogiochi siano un di più a cui, volenti o nolenti, si sarà costretti a rinunciare per le ristrettezze da crisi economica post-coronavirus. Ma è un dubbio, questo, che ha a che vedere come la pandemia cambierà in toto le nostre abitudini di consumo a lungo termine.

 

VIDEOGIOCHI E CORONAVIRUS: UN AIUTO CONTRO SOLITUDINE E ANSIA DA QUARANTENA?

Quello che di certo c’è fin qui su videogiochi e coronavirus è che questi hanno aiutato molti, e non solo tra i più piccoli, ad alleviare solitudine e disagio da isolamento sociale. Da sempre, del resto, quella dei gamer appassionati è una community piuttosto coesa e che sfugge a limiti e distanze geografiche. Oggi, però, anche per molti adolescenti giocare a Fortnite è soprattutto un’occasione in più per incontrare, all’interno di un ambiente virtuale, i propri compagni di scuola, il proprio gruppo di quartiere: non è difficile capire, quindi, come il gaming li abbia aiutati a coltivare le proprie relazioni anche durante le settimane di lockdown. Generazione Z e generazione alpha sarebbero, del resto, le più abituate a vivere le proprie giornate onlife e a passare con fluidità dalle relazioni vis-a-vis a quelle in remoto, attribuendo loro (quasi) lo stesso peso. C’è una lunga letteratura di studi sugli effetti dei videogiochi sugli utenti, del resto, in parte riportata dallo stesso Time, che sottolinea come, giocando, tre quarti dei più giovani hanno trovato nuovi amici e, nel 10% dei casi, addirittura l’amore. Più in generale è stato dimostrato come attraverso il gaming si possa imparare a rispettare il proprio turno, a negoziare, a collaborare in vista del raggiungimento di un obiettivo e che soprattutto i giochi di ruolo aiutino nel riuscire a prospettarsi più scenari e possibili soluzioni. I videogiochi, insomma, non hanno solo tenuto compagnia e non sono stati solo un passatempo per i più, durante queste settimane di isolamento sociale imposto, ma potrebbero aver aiutato molti a calmare ansia e stress da coronavirus, spingendoli a immaginare nuove soluzioni, nuove modalità di vivere le proprie relazioni, utili da applicare anche nella nuova normalità post-pandemia.

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